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la frana del 4 novembre

La frana del 4 novembre

Neanche due anni dopo la frana di Pontesei, nel Vajont si ebbero le prime avvisaglie della tragedia. Una massa di circa 800.000 metri cubi di materiale, a 600 metri a monte della diga in località Piano della Pozza, precipita nel bacino, dando luogo ad un'onda di 2 metri che, all'impatto con la superficie della diga si solleva fino ad un'altezza di 10 metri. Non si registrano danni, ma il fatto era un monito fin troppo evidente.
Il livello del lago, in quel momento in corso di invaso, era a quota 650. Da circa due mesi, cioè da quando il livello dell'acqua aveva raggiunto quota 630, si erano registrate delle forti accelerazioni nelle velocità degli spostamenti ai capisaldi controllati (circa 4 cm al giorno).

Il movimento franoso si poteva già considerare parte integrante di quello futuro, in quanto comparve anche la lunga fessura perimetrale della frana del 1963. Questa, apparsa sulle pendici settentrionali del M. Toc, assunse l'aspetto di una gigantesca M che si sviluppò per più di 2500 metri. Iniziava presso la strada, a quota 1.030, risaliva fino a quota 1.360, discendeva a 930 metri nel bacino Messalezza risalendo nuovamente a 1200 metri; si attestava infine a quota 800. A seguito di questo evento venne imposto il provvedimento di svaso, che consentì anche di osservare la base del Colle Isolato, dove l'acqua aveva eroso l'humus vegetale. Questa superficie, ammasso di roccia fratturata, appoggiava su ghiaie di fiume stratificate.
Si intensificarono anche gli studi e le ricerche per arrivare a diagnosi più precise e fu scavata, sul fianco destro della valle, una galleria di sorpasso con lo scopo di prevenire l'eventualità che l'acqua del lago, nel caso la frana lo dividesse in due, non potesse più venir convogliata nella galleria di derivazione. Tutti questi apparivano quasi dei tentativi di esorcizzare una tragedia che aveva, anche fisicamente, definito i suoi ineluttabili contorni.

La frana Comparsa della fessura ad M

Il pendio da cui è scesa la frana
(foto di E. Semenza)

Tratto della fessura perimetrale
(foto di E. Semenza)

La giornalista Tina Merlin scrive in quei giorni: "Si era dunque nel giusto quando, raccogliendo le preoccupazioni della popolazione, si denunciava l'esistenza di un sicuro pericolo costituito dalla formazione del lago. E il pericolo diventa sempre più incombente. Sul luogo della frana il terreno continua a cedere, si sente un impressionante rumore di terra e sassi che continuano a precipitare. E le larghe fenditure sul terreno che abbracciano una superficie di interi chilometri non possono rendere certo tranquilli".



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