la catastrofe
le vittimela tragediail territoriola dinamica
soccorsi e soccorritoridocumentazione storica

danni materiali

La valle di Longarone, a causa delle interruzioni stradali e ferroviarie fu completamente isolata dal resto del paese. Anche le telecomunicazioni (telefono e telegrafo) furono troncate.
La linea ferroviaria della ferrovia Padova-Belluno-Calalzo, per un tratto di circa 2 chilometri, venne divelta e con essa la stazione con i suoi impianti e edifici.
Un tratto della statale n°51 di Alemagna che attraversava il centro di Longarone fu asportata per una complessiva lunghezza di circa 4 chilometri.

Longarone: ciò che resta......... La frazione di Pirago

Longarone: ciò che resta

La frazione di Pirago

Il capoluogo di Longarone, con le località di Pirago e Rivalta, fu quasi completamente distrutto. Furono risparmiate solo 22 case di Longarone (tra cui il palazzo comunale) situate nella parte settentrionale del centro, sulle più elevate pendici del versante destro della vallata e, miracolosamente, il campanile della chiesetta di Pirago. Anche la frazione di Faè ed il nucleo di Villanova furono distrutte, mentre il centro di Codissago restò gravemente danneggiato. I paesi di Dogna e Provagna restarono senza collegamenti viari, per la scomparsa di strade e ponti.
Come le case anche gli edifici industriali subirono la stessa sorte: gli stabilimenti situati tutti sulla parte bassa della vallata non esistevano più e vaste aree agricole furono definitivamente perse. I danni si estesero, seppur limitatamente, ad altri comuni disposti lungo il corso del Piave.
La spinta dell'acqua trascinò sino al paese di Termine di Cadore, situato 4 chilometri più a nord di Longarone, grosse piante e qualche salma.
Ecco il quadro riassuntivo relativo al comune di Longarone:

abitazioni esistenti
prima del Vajont

abitazioni distrutte
dopo il 9 ottobre

Longarone

372

361

Pirago-Rivalta

159

159

Villanova-Faè

59

32

Altre

635

0

TOTALE

1.225

552



Anche nella valle del Vajont le distruzioni materiali furono ingenti. Cinque frazioni scomparvero quasi totalmente: S. Martino, Frasèin, Col delle Spesse, Patata e il Cristo. Profondamente colpita fu anche la località di Pineda, mentre solo marginalmente lo fu il centro di Casso. Erto fortunatamente rimase indenne, in quanto l'onda fu interrotta da un frangiflutti naturale, lo sperone del Fortezza, che crea una gobba nel bacino.
Spingendosi fino contro Certen l'onda investì quindi Pineda, rimbalzando poi su S. Martino, sull'altro versante. L'effetto del risucchio dell'onda non fu meno distruttivo del suo impatto frontale. La massa d'urto dell'acqua giunse fino al collo terminale del bacino, verso Cimolais, raggiungendo per inerzia la località di Teign, distruggendo il ponte di Therentòn che collegava i due versanti. Ma la violenza maggiore fu sprigionata in località Spesse, dove una quindicina di case vennero rase al suolo con la morte di un'ottantina di persone. Si salvarono solo due case, le più alte. A Pineda una quindicina di case e quaranta persone furono spazzate via in un secondo: una porzione di terra da sempre generosa per i frutti che sapeva dare appariva come una landa desolatamente vuota.

L'onda arriva fino a Casso Poche case resistono.......

L'onda arriva fino a Casso
( foto Zanfron)

Poche case resistono.......
( foto Zanfron)

La strada che portava da Pineda alla diga del Vajont sparì a metà costone del Toc.
Anche il paese di Casso, situato 300 metri più in alto della diga, subì alcuni danni: le case più basse furono invase dalle acque ma resistettero. Una donna fu invece ritrovata a metà costone.
Così scrisse Giorgio Valussi nel libro La frana del Vajont e le sue conseguenze geografiche: "L'agricoltura ha perduto tutta l'area pastorale del M. Toc che era indispensabile, come si è visto, all'economia agraria di Casso, buona parte dei seminativi di Casso, che si sviluppavano a terrazzi sotto l'abitato, e parte dei seminativi di Erto e S. Martino: la superficie dei seminativi, già diminuita dell'invaso, è stata così ridotta a meno di un terzo e quella dei prati ha subito quasi un dimezzamento, mentre le già scarse risorse forestali sono state depauperate del bosco di Ortighe. Il patrimonio zootecnico ha perduto il 30% dei capi e le migliori disponibilità foraggiere. La devastazione delle strade ha isolato il centro di Casso, ormai raggiungibile solo attraverso impervie mulattiere o dall'elicottero, ed ha interrotto ogni comunicazione con la valle del Piave, essendo il loro ripristino subordinato, tra l'altro, alla ricostruzione dell'ardito ponte sul Vajont. In seguito alla paralisi delle comunicazioni anche la cava di marmo del M. Buscada ha dovuto sospendere ogni attività. Fra i danni irreparabili della sciagura vi è la distruzione dell'antica chiesa di S. Martino e delle vecchie case di quel villaggio, che costituivano un raro patrimonio architettonico".



Per problemi webmaster@vajont.net


info@impactdome.comdesigned byIMPACT Multimedia Creations