
   

effetti morfologici
 Longarone 1963-1983 Marcello Accamilesi |
Gli effetti morfologici creati dall'onda furono impressionanti. L'acqua, alla pari di un potente abrasivo, asportò la vegetazione e parte delle coperture moreniche e detritiche, mettendo a nudo la viva roccia sottostante. Anche una buona parte del corpo franoso, investito dall'onda di ritorno, subì questo processo di asportazione. Le opere umane furono completamente distrutte, all'infuori della diga che perse la sua strada di coronamento: del cantiere non restò più traccia. |
L'erosione maggiore si ebbe proprio in corrispondenza della diga dove vennero asportati grossi blocchi di roccia dalle strutture che sostenevano le gallerie della statale che congiungeva Longarone alla Val Cellina. Il bacino del Vajont restò diviso in tre parti: un lago di considerevoli dimensioni a monte della frana, conosciuto oggi come "lago di Erto", un lago |
più piccolo a valle dal lato della diga, ed un terzo che scomparve in breve tempo, formatosi sul corpo stesso della frana, in corrispondenza del torrente Messalezza.Il lago di Erto ridusse la sua dimensione, ma il livello dell'acqua salì di circa 12 metri, arrivando a quota 712, con un volume maggiore di circa 20 milioni di metri cubi. Allo sbocco della gola del Vajont, sul versante sinistro del Piave, l'onda scavò una fossa talmente profonda (circa 45 metri) che, per più di un mese, fu occupata da un laghetto. Terreno e detriti furono completamente asportati anche sul versante destro, sebbene l'acqua avesse ridotto la sua spinta.
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