la catastrofe
le vittimela tragediail territoriola dinamica
soccorsi e soccorritoridocumentazione storica

motivazioni del fenomeno

Sicuramente una delle cause principali che portarono al collasso della frana lo si deve alla presenza di argille situate lungo il piano di faglia che agirono da cuscinetto per la massa soprastante. Le scarse qualità meccaniche di questo materiale, come denotano i risultati ottenuti in diversi laboratori universitari americani e nel dipartimento di Scienza e Tecnica delle costruzioni del Politecnico di Milano, agevolarono il rapido distacco. L'angolo di attrito era valutabile dai 30 ai 40 gradi in condizioni normali ma la realtà era sicuramente peggiore. Le argille erano sicuramente imbevute di acqua (anche a seguito delle piogge continue di quell'anno) per via delle caratteristiche carsiche e di natura glaciale del terreno che lasciano infiltrare con maggior facilità l'acqua piovana al proprio interno, fino al limite della falda di scorrimento. Quest'ultima, a causa della sua profondità, non poté essere analizzata in sede di indagine geologica e quindi non esisteva la possibilità di riscontrare una vera e propria falda freatica, con l'acqua che scorreva all'interno della superficie di scivolamento.

Sezione sulla frana Il fronte della frana

Profilo geologico NS dal M. Toc alla zona di Casso
( da Riva et al. 1990)

Parte centrorientale della parete Nord della paleofrana
( foto Manarin)


Tutto ciò determinò una diminuzione della coesione in corrispondenza del piano di attrito. Oltre alle piogge sopraccitate vanno anche ricordati i continui svasi ed invasi, che in un primo momento si ritenevano importanti per regolare il comportamento della frana. In effetti i risultati periodici relativi ad operazioni di svaso-invaso erano soddisfacenti in quanto riportavano una diminuzione del movimento franoso. L'opinione generale fu dunque che un aumento costante del livello dell'invaso potesse consolidare la montagna al punto da rendere indifferente il movimento franoso. In realtà una possibilità, dopo quella di abbandonare il progetto, poteva essere costituita dalla realizzazione di una serie di drenaggi che potessero limitare la presenza dell'acqua nel corpo franoso anche se rimedi simili non potevano certo rappresentare la soluzione ottimale: la diminuzione del peso avrebbe difficilmente stabilizzato la frana.
La velocità della frana fu notevole e spiegabile solo con la generazione di calore per frizione durante il movimento, in quantità tale da aumentare la pressione nei pori lungo il piano di rottura, con conseguente diminuzione delle tensioni efficaci. La stima effettuata dimostrò che le velocità calcolate potevano essere state raggiunte attraverso questo meccanismo, prodottosi solo dopo un certo tempo dall'inizio del movimento.
Una serie di concause, dunque, può aver provocato il franamento improvviso, non ultimo quello del cedimento degli ultimi vincoli di tipo roccioso che fino a quel momento avevano imposto alla massa un movimento lento.

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