 L'Onda (olio su tela) Giovanni Bettolo L'effetto generato dalla caduta del grosso corpo franoso produsse, sul lago artificiale, risultati impressionanti. Esso attraversò la gola a velocità molto alta, scivolò sul pendio opposto risalendolo in parte. In una decina di secondi generò uno spostamento, in proiezione orizzontale, di circa 350-380 metri e lungo la superficie di scivolamento di 450-500 metri. La pressione di questa massa, per effetto della spinta idraulica, sollevò un'onda di circa 50 milioni di metri cubi. L'acqua, carica anche di materiale solido in sospensione, raggiunse quota 930 prima di riversarsi sul lago restante ed oltre la diga, verso la valle del Piave.
Circa la metà del volume d'acqua si riversò dunque nel Longaronese, percorrendo in pochi minuti quasi due chilometri. Il suo fronte, in corrispondenza della diga, era di circa 150 metri, mentre allo sbocco sul Piave era di 70 metri. Dalla diga allo sbocco della valle del Vajont il fronte dell'onda di piena impiegò 4 minuti per percorrere 1600 metri.
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Nella piana del Piave l'acqua, non trovando ostacoli naturali, si appiattì e dopo aver investito Longarone e i centri limitrofi, rifluì verso sud, lungo il corso del fiume, generando un'enorme onda di piena. Dallo sbocco della valle del Vajont al ponte di Soverzene sul Piave questa percorse 7500 metri in 21 minuti, con una velocità media di propagazione di circa 6 m/sec. A Belluno, venti chilometri più a sud, la portata era ancora valutabile attorno ai 5000 metri cubi/sec e l'altezza dell'acqua era di circa 12 metri. La sua velocità di propagazione, nel tratto Belluno-Nervesa (quest'ultimo centro situato a circa 60 chilometri da Longarone) era dimezzato rispetto al tratto Soverzene-Belluno, con valori corrispondenti ad una normale onda di piena (2-2.5 m/sec). Solo in corrispondenza della foce del Piave, sul mare Adriatico, le acque tornarono quiete.
 Diga: il giorno dopo |