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poesia e lirica

"Mancava un libro di poesie alla vasta fioritura di testimonianze, studi e ricerche intese a scandagliare, in questi trentacinque anni, quella che è stata l'immane tragedia del Vajont.
Una valle lacerata, un tessuto umano, sociale e culturale irrimediabilmente compromessi. Ci si può chiedere, come già hanno fatto insigni pensatori e poeti, come sia possibile scrivere poesia dopo certi orrori della Storia, e se non sia il silenzio la risposta più adeguata di fronte ad un evento innominabile e intraducibile che paralizza ed inaridisce la parola. Dubbio senz'altro legittimo quando l'uomo si sente impotente ad assumere su di se il male di un dramma collettivo la cui portata trascende l'orizzonte della quotidianità.
E la parola, in effetti, può essere insufficiente a tradurre l'intensità della sofferenza, la forza dei sentimenti e delle emozioni come pure a districare le nebbie dei tortuosi sentieri della memoria.
Ecco allora che, più di ogni altra forma di comunicazione, proprio l'espressione poetica nella sua nuda essenzialità, nella sua pietrosa tensione sa avvicinarsi all'inesprimibile, sporgersi sull'abisso del dolore, di inquietudini e angosce, non già per dare delle risposte o per consolare, ma per far emergere dalle radici dell'essere quei bagliori di speranza che sono l'essenza stessa della vita. (.............) Poeti, gente comune, testimoni, insegnanti, persone coinvolte nei frequenti gesti di solidarietà accomunati nella consapevolezza che ogni sentimento, l'amore, la rabbia, il dolore sono espressioni preziose e incancellabili dello spirito".

Viviana Capraro (Assessore alla Cultura del Comune di Longarone)

Presentazione del libro - VAJONT, il respiro della memoria -

Ecco di seguito due poesie, anonime e brevi, tratte dalla raccolta:

NEL SONNO

Io ero il bambino
più piccolo della valle.
Dormivo l'altra notte
fra il mio papà e la mia mamma.
Così sono andato con loro nel fiume.
Ma non è stato triste.
Ora siamo tutti insieme
su un prato verde
in un grande amore.

Fiori disegnati da Carlo Vazza

Dettato di Maria Teresa Mosena - Vittima del Vajont

IL NASTRINO ROSA

La mamma mi pettinava
i capelli
e mi metteva un nastrino rosa.
Ho ancora il mio nastrino rosa
nel mio sacco di cellofan
ma si è un poco sporcato di fango.



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