la catastrofe
le vittimela tragediail territoriola dinamica
soccorsi e soccorritoridocumentazione storica

la frana di Pontesei

Lo sfruttamento del bene pubblico acqua Ť una costante nel territorio di montagna ed in particolare nel Bellunese. Le centrali idroelettriche sono disseminate un po' ovunque e il loro funzionamento, sebbene favorisca un miglioramento della condizione umana, porta un prezzo alto da pagare: l'inevitabile scompenso al patrimonio naturale.
Nel bacino idroelettrico di Pontesei, costruito sul torrente MaŤ nella Val Zoldana, nel 1959 si era consumata una tragedia che poteva risultare ben piý grave di quanto avvenuto e che doveva essere di monito al Vajont. Le caratteristiche tecniche della frana in questione la fanno assomigliare in modo evidente alla frana del M. Toc. Pontesei era collegato a monte con il serbatoio di Vodo di Cadore e a valle con il bacino stesso della diga del Vajont. Una condotta a sifone alimentava il suo serbatoio, essendo il bacino imbrifero del Vajont insufficiente per questa mansione.
Secondo alcune testimonianze diverse fessure erano comparse sulla sponda sinistra del vallone, fatto che costrinse l'ing. Linari ad avvertire la popolazione di un pericolo concreto. Fu preso anche il provvedimento di interrompere il traffico sulla strada in sponda sinistra, dirottandolo sulla sponda destra. Nelle ore che precedettero l'evento il terreno si muoveva a vista d'occhio ed una fessura di 50 cm si era prodotta lungo la sede stradale. Alle ore 7 del 22 marzo 1959 una frana, staccatasi dalle falde del M. Castellin e dello Spiz San Pietro, con un fronte di circa 500 metri ed un volume di circa 3 milioni di metri cubi, precipitÚ nel lago artificiale di Pontesei.

Il movimento, avvenuto circa 500 metri a monte dello sbarramento, fu rapidissimo; avvenne in un tempo massimo di due-tre minuti, e provocÚ un'onda stimata di circa 20 metri di altezza. Il livello del lago, in quel momento, era all'incirca di 13 metri sotto il livello della cresta della diga che fu scavalcata di parecchi metri dall'onda. L'evento provocÚ un morto, la distruzione di un ponte del peso di settanta tonnellate, ed aveva posto in pericolo di morte gli occupanti di una corriera che fu investita comunque dall'onda e che si salvarono solo grazie alla pronta inversione di marcia dell'autista. Inoltre, dal punto di vista morfologico, la frana portÚ alla formazione di una penisola in mezzo al bacino che ne ridusse considerevolmente il volume d'invaso.
Anche qui, nonostante i movimenti franosi fossero conosciuti da tempo e tenuti sotto controllo, non si riuscž, o non si volle, prevedere l'evento. Quest'ultima ipotesi sarebbe anche confermata dal fatto che all'incidente non venne dato particolare risalto, anzi fu cautelativamente occultato per non creare allarmismi che potessero compromettere la realizzazione del progetto Vajont. I periti che successivamente si occuparono delle cause della frana determinarono che si trattava del franamento di una falda superficiale di materiale detritico di uno spessore notevole, che raggiungeva in alcuni punti anche i 20 metri.
A Pontesei quindi l'acqua aveva dimostrato la sua potenza distruttiva, sotto la spinta di una frana di modeste dimensioni, paragonabile ad un centesimo di quella del Vajont........



Per problemi webmaster@vajont.net


info@impactdome.comdesigned byIMPACT Multimedia Creations