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La chiesa di Longarone

Primi schizzi












Il progetto

Michelucci iniziò il progetto nel 1966 ma il suo non fu un percorso privo di polemiche, come egli stesso confessò: "Le opposizioni al progetto furono durissime. Dovetti spiegare cosa significa la mia chiesa: il simbolo e l'embrione della resurrezione della città. C'erano dei gran costoni di roccia sul monte opposto alla diga della morte, dove erano state previste le aree per la nuova Longarone. La chiesa doveva nascere in continuità con questa natura, il cemento doveva continuare le rocce, quasi per redimere il senso della morte, rinchiuso nella natura, con un segno di speranza". E tale è la chiesa di Longarone, perchè nelle sue forme dinamiche esprime la vittoria della vita sulla morte e la ricostruzione del paese dalle macerie del Vajont. Legare lo spazio architettonico alla storia del luogo fu una delle intuizioni più originali di Michelucci, che intendeva "realizzare una città in cui ogni edificio, perduta la fissità accademica del monumento, fosse frutto di un dialogo ed esprimesse un destino comune agli uomini e alla loro città".
Il progetto divenne dunque tema di appassionato dibattito su tutti i "media" del paese, ma finì col venire realizzato sullo stesso sito sul quale era edificata la vecchia chiesa. L'edificio, con il percorso esterno ascendente verso la croce, presenta il motivo del Calvario con la via crucis e il venerdì santo, mentre il vano interno, lasciato nella penombra e nell'intimità della dimensione spirituale dell'esistenza, richiama la tomba vuota di Cristo risorto e la domenica di Pasqua. Come Cristo è morto e risorto, così Longarone è stata distrutta ed è tornata in vita. La distribuzione degli ambienti prevede quindi due aree che si sormontano: quella inferiore, la chiesa vera e propria, dove sono possibili le funzioni religiose, ed un anfiteatro a cielo aperto, raggiungibile anche con una ripida scala a chiocciola che dal piano sottostante in pochi gradini porta alla sommità.
Tutta la chiesa è in cemento armato rigorosamente "a vista", nella cui composizione oltre al cemento bianco sono presenti una pezzatura fine di calcare metamorfico bianco a grana fine e compatta, estratto dalle cave di Mass di Sedico (Belluno) ed una pezzatura più grossa, costituita da marmo di Castellavazzo, di colorazione rosso bruno.
L'architettura di Michelucci esprime in quest'opera quello che Le Corbusier, a proposito della chiesa di Ronchamp chiamò "il sentimento del sacro". La chiesa di Longarone, nella sua possente ma slanciata struttura in cemento bianco, facendo leva su un sentimento di intensa religiosità, porta il visitatore ad una sorta di emozione che rasenta la commozione. Oltre che una chiesa, quest'opera può considerarsi anche un monumento a perenne ricordo delle vittime, i cui nomi sono messi in evidenza a pochi metri dall'entrata principale, nelle vicinanze di un'area che espone interessanti reperti recuperati della vecchia chiesa.



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