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Fu proprio durante questa fase che, il 4 novembre, si staccò una frana di circa 700 mila metri cubi che fortunatamente non fece danno alcuno e comparve sulla montagna la famosa "M" indice del preannunciato distacco della ben più grande massa franosa. A seguito di un'ispezione della Commissione di Collaudo, avvenuta alla fine di novembre, si constatò come in virtù di un possibile movimento franoso successivo, il bacino potesse essere diviso in due, creando quindi delle difficoltà
per lo smaltimento delle piene. Si riteneva comunque che per il livello raggiunto, di 650 metri, non sussistessero particolari problemi da indurre a pericoli immediati, anche perché i movimenti superficiali del fianco sinistro della valle si stavano attenuandosi come rilevato dagli spostamenti più limitati che avevano subito i capisaldi. Il resoconto della Commissione era abbastanza ottimistico, ma non così le preoccupazioni dell'ing. Carlo Semenza, che in una lettera all'ing. Ferniani di Bologna riconobbe che: "..........dopo tanti lavori fortunati e tante costruzioni, anche imponenti, mi trovo veramente di fronte ad una cosa che per le sue dimensioni mi sembra sfuggire dalle nostre mani" e intravede un possibile pericolo per l'abitato di Erto, situato solo 50 metri più in alto rispetto al livello di massimo invaso. I dubbi assalirono il progettista al punto da fargli formulare una domanda: "Cosa succederà con il nuovo invaso?". La riunione dei tecnici SADE, avvenuta nel mese di novembre, decise per lo svaso, in quanto si riconobbe il comportamento anelastico della roccia che, invece di respingere, "beveva" come una spugna l'acqua del bacino. |
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